MADDALONI- I settanta anni di Gaetano Pascarella. Un traguardo importante, e per questo, non solo un traguardo personale. Qualche anno in meno della Costituzione italiana. Gli anni giusti che riassumono in sè tutte le tappe, esistenziali e quindi politiche, dell’Italia. Auguri all’ex senatore, e ancora prima ex sindaco e prima ancora ex consigliere provinciale. Per noi resta “Baffolino”, il sindaco degli scatti d’ira, accigliato nelle discussioni ma aperto sempre al confronto. Una caratteristica che appartiene solo alle persone allevate all’ombra della Prima Repubblica e cresciute nel grembo dei partiti strutturati capaci di insegnare politica. Davvero un altro mondo rispetto al presenzialismo sgrammaticato, affidato ai social, tutto selfie e nessuna sostanza, dei giorni nostri. Ma Pascarella sia chiaro, appartiene alla “generazione di mezzo”: troppo giovane per aver vissuto gli anni ruggenti delle politica del dopo guerra, troppo maturo per sperimentare la deriva populista della Seconda Repubblica. Pascarella è un sessantottino: pertanto, può essere chiamato in causa su tutte le luci e le ombre di una generazione discutibile e che fa discutere. Ad onore del vero, non è che il Nostro fosse un barricadero movimentista ma un militante di parte e di partito. Già, la generazione dei sessantottini che ha vissuto con il vento in poppa dell’effetto del boom economico, del baby boom, delle assunzioni facili nel pubblico e nel privato, per lasciare poi la Nazione in una situazione economica declinate e in una condizione di denatalità. In questo contesto di transizione epocale, medico ospedaliero Pascarella-Baffolino ha mosso i suoi passi con dei record: è stato il primo sindaco di sinistra, il primo in carica con l’elezione diretta e il primo a sperimentare le trappole della nuova legge (scioglimento anticipato del Pascarella Uno) e poi la strategia dell’alleanza con i democristiani del Partito popolare, Margherita e quelli ben più rognosi dei Democratici (versione asinello di Andrea De Filippo, Angelo D’Ambra e del compianto Marco Apperti). E’ stato il primo anche a sperimentare la transizione dal mitico Pci alla filiera Pds-Ds-Pd. Tutto sommato, Pascarella è un uomo di partito e della Prima Repubblica nel senso più compiuto e qualificante. Nel momento degli auguri, non è il caso di avventurarsi in valutazioni politiche ma resta la netta percezione che chi è stato cresciuto alla scuola della militanza politica mai perderà il gusto dell’impegno e della partecipazione. E infatti, l’impegno non manca ed è pure di stringente e scottante attualità nei giorni del Rocovery fund, come l’avversione sugli effetti del “regionalismo differenziato” che si è tradotto nell’invito a tutti i sindaci casertani alla mobilitazione, nella bandiera nazionale listata a lutto e nella contrarietà alla “Secessione dei ricchi”, abbracciata acriticamente, anche dal centrodestra meridionale a trazione legista. Auguri al neosettantenne Pascarella.

La cerimonia di insediamento del “Pascarella Due”. Da sinistra: Michele Vinciguerra; Luigi De Cristofaro, Angelo D’Ambra, Carlo D’Angelo
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