Il covid-19 ha messo il carico sulla deriva amministrativa che ha ormai tempi lontani. Con la famigerata legge 81 del 1993, quella che consentì l’elezione diretta del Sindaco, la funzione della fascia tricolore è radicalmente cambiata; il tuel, ovvero il testo unico sugli enti locali ha fatto il resto nel 2000. Per finire con le ordinanza urgenti e contingibili, i primi cittadini d’Italia si sono rivestiti di un ruolo al limite della costituzionalità. Ciò che però sta avvenendo in questi giorni nella Valle di Suessola riscrive qualsivoglia trattato amministrativo e di politica.

Il Recovery Fund tutto e solo per Santa Maria a Vico

Auspico un maggior coinvolgimento dei sindaci da parte di questo esecutivo soprattutto sul Recovery Fund”. A scriverlo, Andrea Pirozzi in un comunicato stampa rivolto al premier Darghi. La fascia tricolore sammariana, però, si spinge oltre: indica la via maestra per il piano economico in 12 progetti inseriti in un piano comunale di ripresa, facendosi inoltre portavoce e promotore per l’intero territorio sessuolano. Progetti elencati come se si fosse ancora in campagna elettorale e come se il Recovery Fund davvero servisse per questi. Si parte dall’insediamento di un presidio sanitario territoriale nella Valle di Suessola, addirittura con il
recupero di una struttura di eccellenza come quella del Centro Praxis, fino all’impossibile implementazione collettore caudino, opera di competenza regionale. Poi c’è la Caserta-Benevento, sempre buona a riempire i buchi progettuali. Peccato non ricordare che il progetto Autostrada Caserta- Benevento risale al secolo scorso e definitivamente bocciato per mano del defunto Matteoli ministro. In qualche modo va inserito qualcosa, non è importante cosa purché c’è scritto, sul Parco Dea Diana, visto tutte le complicanze emerse tra sentenze e Regione Campania. Poi il colpo di genio, in chiave futura e perché no elettorale: estensione delle “Zone Economiche Speciali” ai comuni del territorio della Valle di Suessola (per le quali sono ammesse solo aree che hanno infrastrutture logistiche chiavi, come interporti o porti) o la realizzazione della cittadella giudiziaria a metà strada tra Caserta, Benevento, Napoli e Avellino (peccato che Salerno sia oggettivamente distante). Poi buttiamoci dentro anche un po’ di rifiuti, tanto è un tema dove non si sbaglia mai: “Nuove piattaforme ecologiche intercomunali per la gestione dei rifiuti e l’azzeramento della quota di indifferenziato”, anche questo bello, ma di competenza dei realizzandi Ato, per cui sottratti a breve dalla potestà comunale.

Arienzo: zero contagi in aumento ma per precauzione chiuse le Scuola

Su Arienzo e la situazione Covid-Scuole abbiamo già scritto parecchio. Ci torniamo solo perché finalmente il sindaco Giuseppe Guida ha pubblicato qualche riferimento numerico a supporto della scelta di sospendere le lezioni in presenza a partire dalla seconda elementare. Decisione, che rientra certamente nelle prerogative del sindaco. Non sappiamo se la pubblicazione dei dati in qualche modo sia una risposta al nostro articolo, né ce ne arroghiamo la paternità. Qualche perplessità resta però. Perché il dato dei contagiati di Arienzo è stabile negli ultimi 4 giorni e il dato pubblicato sul suo profilo social dal sindaco è in termini percentuali o di rapporto e non in termini assoluti. Va spiegato meglio. L’asl di Caserta alle 14 di ogni giorno pubblica i dati (aggiornati alle 12) comune per comune; il dato che dovrebbe essere ufficiale non ha mai trovato riscontro con quello pubblicato sempre sul profilo social dal primo cittadino arienzano; così non sapremo mai se i cittadini positivi alla data di ieri sono 23 come dice Guida o 21 come dice la fonte ufficiale dell’Asl, nel suo bollettino quotidiano. Non sapremo se questi 23/21 siano collocati nella fascia di età scolastica. Nella sua relazione l’Unità di Crisi scrive a pagina 16: “Di seguito un esempio del perché sia necessario sempre effettuare anche un’analisi per fasce di età. Esempio: Comune X mostra un incidenza 2x incidenza media regionale, ad analisi per fascia di età emerge che tale incremento si concentra in fascia di età compresa tra 80-89 anni per dei cluster in RSA. Appare evidente che la chiusura di esercizi commerciali o didattica in presenza non avrebbe alcun impatto nel contenimento dell’infezione che si gioverebbe invece di altre misure più specifiche per quella fascia”. Poi c’è un problema diverso, che però non può riguardare solo Arienzo ma l’unità di crisi e cioè il rapportare i dati di ogni comune al dato medio di 160 positivi ogni 100.000 abitanti della Regione. Un errore, anche perché i comuni campani che hanno più di 100.000 abitanti sono solo tre: Napoli, Salerno e Giugliano in Campania. È chiaro che moltiplicando per un numero così alto, più i comuni sono piccoli e più il dato si ingigantisce; infatti Maddaloni (40mila abitanti) è ultimo della provincia per rischio (ma secondo per positivi attuali); Giano Vetusto (651 abitanti) è primo in termini di rischio, Tora e Piccilli (947) secondo e Camigliano (1962) terzo. Arienzo, come detto non c’è. Ma il Sindaco ci ha illuminati riportando il dato del rischio su base regionale (100.000 abitanti): 242,49, che diventa 1635 per Giano Vetusto; 1058 per Tora e Piccilli, 1021 per Camigliano…101 per Maddaloni. Allora restano alcune domande al sindaco Guida: 1) Perché i dati del Comune sono diversi da quelli dell’Asl? 2) Visto che ha effettuato uno screening sulla popolazione scolastica (seppur non registrato sul portale regionale Sinfonia) quali sono i positivi nella fascia di età scolastica? Infine, occorrerebbe riportare i dati assoluti e non in percentuali per due motivi : a) con numeri così bassi, le percentuali schizzano anche con aumento marginale (l’incremento di un solo positivo ad Arienzo rapportandolo su 100.000 diventa 18, con la differenza che su un caso non si può parlare di focolaio, su 18 anche sì); b) su due persone, se una mangia due polli e un’altra nessuno, statisticamente ne avranno mangiato uno a testa.

San Felice a Cancello si trasferì in Trentino per far fare da Sindaco al vicesindaco

Accade che un atto amministrativo come le dimissioni di Giovanni Ferrara da sindaco di San Felice a Cancello venga seguito da tanti altri al limite della norma e manchino invece altri previsti dalla norma. Il nostro arguto Pungiglioneblog, ne ha trattato ampiamente nella rubrica domenicale. Non entriamo nel significato politico delle dimissioni, così come motivate da Ferrara, ma sul suo significato amministrativo. Le dimissioni sono sempre un atto amministrativo “irrevocabile”, come ha scritto correttamente Ferrara nella sua lettera del 1° febbraio; solo che producono il loro effetto trascorsi 20 giorni, nei quali il primo cittadino può anche ritirarle (tecnicamente ritirarle e non revocarle), senza che queste producano più il loro effetto. In altre parole il sindaco c’è ed ha tutte le competenze, perché non è né morto, né arrestato. Lo statuto comunale vuole che, nei 20 giorni necessari acché le dimissioni producano effetto, l’amministrazione sia retta dal vicesindaco, che ricordiamo può sostituire in tutto e per tutto il sindaco in caso di sua assenza. Ma resta pur sempre il vicesindaco e non può sostituirsi al sindaco nemmeno richiamando la normativa speciale prevista per il Trentino e per le province autonome di Tranto e Bolzano. Poi c’è l’inattività del Presidente del Consiglio Comunale, il quale sempre per lo stesso Statuto che vale per Savino, ma forse non per lui, avrebbe dovuto nei dieci giorni successivi convocare il consiglio comunale e portare le dimissioni del Sindaco all’ordine del giorno. Fase talmente importante, questa, per lo Statuto che fa decorrere i 20 giorni dalla presentazione delle dimissioni in consiglio e non dal protocollo. Ovviamente in questo lo Statuto stride con il Tuel (testo unico che regolamenta comuni e province), il quale Tuel dovrebbe avere la prevalenza. E se fosse tutto fatto per trovare la quadra perduta? Amministrativamente è accettabile, politicamente molto meno.

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