Il governo Draghi è prossimo al giuramento ma sono tante le polemiche che tira a sé, dopo le aspettative delle settimane scorse.

Alla vigilia, infatti, era atteso un governo completamente diverso. Draghi presidente incaricato aveva significato la volontà del Presidente Mattarella di commissariare la politica dopo che la stessa non era stata capace di trovare una sintesi a seguito dell’assurda crisi di governo. In fondo il Presidente della Repubblica lo aveva detto, nell’affidare il mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico:

Le emergenze del Paese possono essere fronteggiate soltanto attraverso l’utilizzo rapido ed efficace delle grandi risorse predisposte dall’Ue. Com’è evidente le tre emergenze sanitaria, sociale, economica, richiedono immediati provvedimenti di governo. E’ doveroso dar vita presto a un governo con un adeguato sostegno parlamentare in un momento così decisivo. E’ emersa la prospettiva di una maggioranza politica composta a partire dai gruppi che sostenevano il governo precedente.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Lo stesso ormai ex premier Conte, nella conferenza stampa famosa per il banchetto posto nel piazzale di Palazzo Chigi, auspicò per un governo politico.

Draghi ha scelto la via di mezzo, accontentando o scontentando tutti. La lista dei 23 ministri è un misto tra politici sia della ex maggioranza che della ex opposizione, sia di tecnici, che però non sono nuovi al mondo della politica. Nove di questi appartenevano al Conte II, due al Conte I, due al governo Gentiloni, due di quello di Renzi, tre di Letta e perfino tre del governo Berlusconi IV. Solo 8 le donne, ma questa non è l’unica discriminazione: solo quattro sono i ministri del Sud: i campani Carfagna e Di Maio, i lucani Lamorgese e Speranza.

Di là dal dato statistico e da quello anagrafico, ciò che preoccupa è il cursus honorum di ministri che si ritrovano in ruoli chiave a distanza di anni e che nella loro esperienza politica o tecnica hanno chiaramente favorito una sola parte del Paese. Giorgetti (ministro dell’importante sviluppo economico) e l’ex direttore di Bankitalia Daniele (all’economia) si ritroveranno a distanza di anni a parlare nuovamente insieme di livelli essenziali delle prestazioni (in sigla LEP) e magari portare a termine il federalismo fiscale tanto caro alla Lega e alle regioni del nord. I Lep non rappresentano altro che i trasferimenti correnti che lo stato assegna per soddisfare i fabbisogni standard nei settori chiave dello Stato. E’ la denuncia lanciata in tv e sulla carta stampata dal giornalista del Mattino Marco Esposito: col suo libro “Zero al Sud” ha lanciato l’allarme non solo sulla differenza di trasferimenti statali tra Nord e Sud, ma addirittura come questi fossero pari a zero per alcuni capitoli importanti come gli asili nido, completamente assenti da Roma in giù.

Il ministro Giorgetti occupa un punto centrale in diversi capitoli di “Fake Sud”, ultima pubblicazione dello stesso Esposito.

Mi era del tutto sfuggito un intervento del 30 aprile 2015 del presidente della Bicamerale sul federalismo fiscale Giancarlo Giorgetti, lombardo, il quale chiedeva di conoscere i numeri reali di come sarebbe stato il federalismo comunale se la perequazione fosse stata attuata ‘integralmente‘ come prevede la Costituzione all’articolo 11.”I dati, diceva Giorgetti, secondo quanto riportato a pagina 11 del verbale della seduta probabilmente sarebbero stati scioccanti, magari ce li fate avere in modo riservato o facciamo una seduta segreta come avviene in Commissione antimafia

Marco Esposito, Fake Sud

In altre parole, i dati degli effettivi dei trasferimenti dello stato, rispetto a quelli che sarebbe stato applicando i Lep e la Costituzione, sarebbero stati talmente scioccanti da doverli secretare come avviene in Commissione Antimafia, perché era chiaro anche al ministro lombardo la forte sperequazione sui livelli essenziali delle prestazioni, che riguardano la semplice spesa corrente dello stato e non gli investimenti.

Il governo Draghi è nato su spinta europeista e l’Europa ha indicato come il NextGenerationEu o il Recovery Fund come ribattezzato in Italia vada in una direzione precisa: eliminare le differenze economiche e strutturali che pesano nei Sud dei vari paesi membri. Draghi, che di quell’Europa economica è stata pietra miliare, si troverà dover coniugare il rispetto alle indicazioni europee e garantire l’equa distribuzione delle risorse, con le teorie lombarde di Giorgetti e company che allontanano sempre più il meridione d’Italia dal resto d’Europa.

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