Fu una notte che in tanti ancora ricordano limpidamente. Il post di Eros Ramazzotti, che per primo diede la notizia, RaiNews24 prima testata ufficiale a confermare il più triste degli annunci. Poco dopo le quattro del mattino del 4 gennaio 2015 ci lasciò Pino Daniele, il “nero a metà” che portò la rivoluzione nella musica italiana. Un infato fatale dopo un malore, complicato anche dalla volontà di raggiungere un pronto soccorso troppo lontano dall’abitazione di Orbetello in Toscana. Un vuoto vissuto a Napoli con lo stesso trasporto e con quel dolore che solo poche settimane fa è stato riproposto per la morte di Diego Maradona. Per giorni la città fu paralizzata, dai vicoli fino alla grande manifestazione di Piazza del Plebiscito, nel ricordo dell’Uomo in Blues capace di scrivere alcune delle pagine più significative della canzone e soprattutto di conquistare il consenso e la stima di un intero Paese (e non solo) con quella musica meticcia che partiva da Napoli per conquistare i cuori di milioni di appassionati. Canzoni che hanno lasciato un segno indelebile con messaggi ancora oggi attualissimi. “Terra Mia”, “Lazzari Felici”, “Napul’è”, “Appocundria”, “A me me piace ‘o blues”, “Quanno chiove”, “Je so pazzo”, “Alleria”, sono alcuni dei titoli di canzoni di successo ma soprattutto di brani che hanno segnato un’epoca, che hanno contaminato di pop, jazz e blues il grande ribollire di una vena creativa nata nella seconda metà degli anni Settanta all’ombra del Vesuvio.

Il leggendario SuperGruppo 1980/1981

Non a caso, Pino Daniele ha vissuto gran parte del suo incredibile percorso musicale accompagnato da quel SuperGruppo formato dai vari Tony Esposito, James Senese, Rino Zurzolo, Tullio De Piscopo, Joe Amoruso. Musicisti incredibili che diedero vita all’album-capolavoro “Nero a Metà” e alla consacrazione definitiva che avvenne la sera del 19 settembre del 1981 quando fecero esplodere Piazza del Plebiscito a Napoli, raccogliendo attorno a un palco sottodimensionato più di duecentomila persone estasiate. Per la maggior parte di fans ed estimatori, Pino Daniele non è mai andato via e continua a vivere incessantemente attraverso quella sua arte che riecheggia ancora forte a Napoli e non solo. Capitolo a parte, invece, merita il sodalizio artistico ed umano con Massimo Troisi, dal quale nacquero momenti memorabili di musica e cinema. Colonne sonore (citiamo per tutte quella di “Pensavo fosse amore inevce era un calesse” con all’interno la celebre “Quando“), canzoni, poesie e soprattutto un legame profondo segnato tante volte da quella malinconia interna che contraddistinto il cammino di entrambi. Dal giorno della sua morte si è perso il conto degli omaggi e dei tributi che gli sono stati dedicati (alcuni molto discutibili come il concerto “Pino E’” del giugno 2018 all’allora Stadio San Paolo). Anche nel giorno del sesto anniversario della sua scomparsa i social traboccano di ricordi, canzoni, aneddoti e testimonianze, tra cui spicca la lunga lettera del fratello, Nello Daniele, che ha ricordato Pino attraverso un dialogo immaginario dove si citano quegli “anni amari”, già cantati dal mascalzone latino nel 1980. Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera di Nello Daniele

Pino e Nello Daniele

Come stai? Spero che tu stia molto meglio di noi, sai sono successe delle cose strane qui giù, c’è un mostro che ha attaccato il nostro pianeta e se portato via tante anime belle e buone, i figli di DIO. Sai da allora è diventato una contaminazione di emozioni fredde, le persone buone sono sempre di meno e le faccie gialle, (come dicevi e cantavi tu) sempre di più. Vocca e raio, oppure aria strana? Mo direi che voglio di più di questi anni amari. Si caro fratello è cambiato tutto purtroppo anche la musica non suona più davanti ai battiti di cuori dentro ai corpi umani, ma suona davanti a satelliti e onde magnetiche che si stanno mangiando tutti i nostri anticorpi che a tal punto siamo deboli davanti al mostro invisibile che ci circonda. Ma noi sappiamo reagire perché siamo un grande popolo e i grandi popoli non mollano mai, andiamo avanti zoppicando ma con dignità. Ci Saranno ancora dei giorni difficili, come oggi, è solo un giorno che non va, ma poi passerà perché prima o poi l’aria saddà cagnà. Spero un giorno che tutto questo incubo passi e così possiamo abbracciarci tutti da poter condividere le emozioni che ci avete regalato e le cose che ci avete donato , si le persone come TE, come DIEGO, ci avete fatto gioire e abbracciare anche se non ci conoscevamo ammassati nei palasport, negli stadi , la cosa più bella era quando si ascoltava un assolo di chitarra su un finale di una canzone e poi arrivava il boato del publico con tante facce contente , e anche quelle GIALLE, ma eravamo tutti felici e sodisfatti ! Oppure Come capitava spesso ad un gol di DIEGO esplodevamo tutti di gioia tenendoci uniti anche se non ci conoscevamo, Ecco quelli sono i veri ricordi e momenti indelebili tatuati per sempre sulle nostre pelli e nelle nostre menti non molleremo mai!!! Mi machi Brother, manca la tua voce, la tua lezione di vita (anche se lontani, ma trasmettevi tutto chell ca c’è vuless mò per stare più sereni e uscire da questa grande bagaria. Confido in te. T. V. B. A presto Brò oggi è solo un giorno che non vaNellino.  

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