Dal passato alla ricerca della riconciliazione avviata nel presente, che vedeva nella convivenza pacifica tra i popoli, quel futuro pieno di speranza alle soglie del Terzo Millennio. Un messaggio forte, alto, che riecheggiò quel 15 settembre del 2000 nel corso della cerimonia d’apertura dei Giochi della XXVII Olimpiade. Una meravigliosa festa di colori, che ripercorse l’epopea australiana, attraverso il sogno acquatico dell’allora tredicenne Niki Wabster, che si dispiegò tra l’incontro con il popolo aborigeno, la dura colonizzazione e la costruzione della civiltà.

 

Le premesse erano quelle di una grande festa dello sport, immersa in un’atmosfera speciale, nella nazione con la più alta percentuale di sportivi praticanti al mondo. L’ultima Olimpiade del XX secolo sembrava aver cancellato le amarezze di quattro anni prima ad Atlanta. Gli occhi dei 110.000 spettatori dello Stadium Australia e quelli dei quattro miliardi incollati alla tv, furono rapiti da uno spettacolo unico, una delle cerimonie più affascinanti della storia. La due volte campionessa olimpica di hockey su prato femminile, Rechelle Hawkes, pronunciò il giuramento olimpico, mentre, Sir William Deane, Governatore generale dell’Australia, aprì ufficialmente i Giochi.

 

La grande attesa, però, era per l’ultimo tedoforo, rimasto nell’anonimato fino a pochi istanti prima di fare il suo ingresso allo stadio. Poi, all’improvviso, il boato della folla, che riconobbe la velocista aborigena Cathy Freeman, simbolo dell’integrazione razziale tra indigeni e il resto della popolazione australiana. La vice campionessa olimpica dei 400 mt. piani, di bianco vestita, emozionata come non mai, salì sul palco ed accese il tripode posizionato sull’acqua, che con un grande effetto scenico si alzò come un’astronave, raggiungendo la parte alta dell’impianto tra lo stupore del pubblico.

 

Un momento di grande emozione, al pari dell’ingresso delle due Coree, nazioni separate da un’ideologia politica e sempre sull’orlo del conflitto, che sfilarono dietro la stessa bandiera, mano nella mano. Lo sport, con i suoi valori, aveva vinto ancora una volta. Nel corso della cerimonia sfilarono 199 Comitati Olimpici, a cui si aggiunse la rappresentativa di Timor Est, che marciò sotto la bandiera a cinque cerchi per motivi politici. Nel 1999 Timor Est aveva votato la sua indipendenza dall’Indonesia, provocando scontri sanguinosi, risolti soltanto in parte dalle forze di pace delle Nazioni Unite. Eritrea, Micronesia e Palau si presentarono per la prima volta. L’unica delegazione, presente nel 1996, ma assente a Sydney, fu quella afgana, esclusa a causa delle leggi di discriminazione verso le donne in ambito sportivo.

 

Gli atleti in gara furono 10.651, con ben 4.069 donne, grandi protagoniste della kermesse. Delle trentadue discipline, dunque, ventotto erano aperte alle gare femminili. Prima volta per il trampolino elastico, il taekwondo e i tuffi sincronizzati, così come per il pentathlon, il salto con l’asta, la pallanuoto ed il sollevamento pesi femminili.

 

Aperura1La partecipazione italiana, invece, avvenne in un momento storico complicato per il CONI, a causa della mancanza di fondi, logica conseguenza della crisi del Totocalcio. La squadra azzurra si presentò con 361 atleti (244 uomini e 117 donne), capitanati dal portabandiera Carlton Myers, cestista della Fortitudo Bologna, un ragazzo di colore nato a Londra, ma cresciuto a Rimini, prima di esplodere a livello internazionale con la squadra bolognese e diventare campione d’Europa a Parigi con la Nazionale allenata da Boscia Tanjevic.

 

La designazione di Sydney, a discapito di Berlino, Manchester, Pechino ed Istanbul, avvenne alla 101a Assemblea del CIO il 23 giugno 1993 a Montecarlo. L’organizzazione australiana fu di primissimo livello: il parco olimpico di Homebush fu realizzato bonificando un’area industriale dismessa piena di rifiuti tossici, concentrando la maggior parte degli impianti proprio in quella zona, una città dello sport splendida, con le vie dedicate ai grandi campioni della storia sportiva australiana. Per raggiungere quest’area fu realizzata una nuova linea ferroviaria veloce, completata quasi due anni prima dell’inizio dei Giochi, mentre i biglietti dei mezzi pubblici furono venduti a prezzi modici, in modo da convincere i cittadini a lasciare a casa la macchina.

 

Il compito degli organizzatori e dei soggetti pubblici competenti si svolse senza particolari ostacoli, in quanto il governo statale aveva approvato una normativa che esentava i progetti connessi con i Giochi dalle normali procedure autorizzative. Un significativo punto di svolta ci fu nel 1993, quando il Comitato promotore presentò le linee guida ambientali per i Giochi (condivise con gli ambientalisti, che ebbero un ruolo attivo), prima di aggiudicarsi il diritto ad ospitarli. Quegli orientamenti non solo servirono come argomento spendibile per convincere i membri del CIO, ma guidarono la gran parte della pianificazione e dell’esecuzione delle opere: un lascito che diede vita ai cosiddetti “Giochi verdi”. Durante la Giornata mondiale dell’ambiente del 2001 le Nazioni Unite conferirono a Sydney il prestigioso premio “Global 500” per l’eccellenza ambientale, l’apoteosi di un’Olimpiade indimenticabile dallo stile green.

 

Le medaglie azzurre di Sydney 2000

Giovanni Calabrese, Nicola Sartori Bronzo – Canottaggio: due di coppia

Paolo Vidoz Bronzo – Pugilato: super massimi (+91 kg)

Marco Bracci, Andrea Gardini, Andrea Giani, Pasquale Gravina, Marco Meoni, Samuele Papi, Andrea Sartoretti, Paolo Tofoli, Alessandro Fei, Luigi Mastrangelo, Mirko Corsano, Simone Rosalba Bronzo – Pallavolo

Daniele Crosta, Gabriele Magni, Salvatore Sanzo, Matteo Zennaro Bronzo – Scherma: fioretto a squadre

Domenico Fioravanti Oro – Nuoto; 100 m rana; Oro – 200 m rana

Angelo Mazzoni, Maurizio Randazzo, Paolo Milanoli, Alfredo Rota Oro – Scherma: spada a squadre

Pino Maddaloni Oro – Judo: 73 kg

Antonella Bellutti Oro – Ciclismo: corsa a punti

Valentina Vezzali Oro – Scherma: fioretto

Massimiliano Rosolino Oro – Nuoto: 200 m misti; Argento – 400 sl; Bronzo – 200 m sl

Paola Pezzo Oro – Ciclismo: mountain bike

Giovanna Trillini, diana Bianchedi, valentina Vezzali Oro – Scherma: fioretto a squadre

Agostino Abbagnale, Alessio Sartori, Rossano Galtarossa, Simone Raineri Oro – Canottaggio: quattro di coppia

Alessandra Sensini Oro – Vela: classe mistral

Govanni Pellielo Bronzo – Tiro a Volo: fossa olimpica

Girolamo Giovinazzo Bronzo – Judo: 66 kg

Pierpaolo Ferrazzi Bronzo – Canoa Kayak: K1 slalom

Davide Rummolo Bronzo – Nuoto: 200 m rana

Ylenia Scapin Bronzo – Judo: 70 kg

Giovanna Trillini Bronzo – Scherma: fioretto

Silvio Martinello, Marco Villa Bronzo – Ciclismo: americana

Luca Devoti Argento – Vela: classe finn

Fiona May Argento – Atletica: lungo

Antonio Rossi, Beniamino Bonomi Oro – Canoa Kayak: K2 1000 m

Josefa Idem Oro – Canoa Kayak: K1 500 m

Deborah Gelisio Argento – Tiro a Volo: double trap

Ilario Di Buò, Matteo Bisiani, Michele Frangilli Argento – Tiro con l’arco: a squadre

Valter Molea, Riccardo Dei Rossi, Lorenzo Carboncini, Carlo Mornati Argento – Canottaggio: quattro senza

Elia Luini, Leonardo Pettinari Argento – Canottaggio: due di coppia PL

Nicola Vizzoni Argento – Atletica: martello

Emanuela Pierantozzi Bronzo – Judo: 78 kg

Fonte: Ufficio Stampa Coni

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