I giovani di oggi, se volete chiamateli millenians, non potranno mai credere che ci sia stato un periodo in cui si poteva anche essere brutti. Eppure, non era molto tempo fa. Siamo agli inizi degli anni Novanta e chi non aveva il fisico da “Baywatch” oppure da divo di soap, poteva tranquillamente vivere il suo momento di celebrità. Potere della musica, che proiettava ai vertici delle classifiche anche chi non era un sexy symbol facendolo diventare un autentico “caso”. Accadeva nel 1992, anno di Tangentopoli e di EuroDance, anno di Luca Barbarossa che vince Sanremo con una canzone sulla mamma e di Luca Carboni che ci fa salire idealmente sulla sua moto per quella Bologna-Riccione decantata nell’immortale “Mare Mare”. Anni in cui i ragazzi non avevano uno smartphone come estensione del braccio e non vivevano come in un costante “Grande Fratello” alla ricerca dell’inquadratura perfetta con l’ultimo filtro aggiornato di Instagram e la perenne bocca a cuoricino. Forse l’inizio degli anni Novanta è stato l’ultimo periodo in cui si poteva essere brutti e…piacere lo stesso, puntando su altre qualità e doti e non perché si indossava una felpa Gucci.  Fu proprio un diciottenne fiorentino, dall’estetica non esattamente uguale a quella di Raoul Bova, a farsi portavoce di un popolo di “diversamente belli”. Ci troviamo nella categoria “Nuove Proposte” di Sanremo. Sua Televisionità Pippo Baudo è affiancato dalle “tre grazie” Alba Parietti, Milly Carlucci e Brigitte Nielsen. Nella sezione riservata ai Giovani stravincono Aleandro Baldi e Francesca Alotta con “Non Amarmi”, canzone che diventerà un successo internazionale. Al sesto posto finisce un cantante con la faccia da bravo ragazzo, di quello che ogni mamma vorrebbe per sua figlia. Diciamo anche che il look non è proprio il suo miglior biglietto da visita con quella giacca azzurro acqua marina e il capello riccio ribelle tenuto da abbondante quantità di gel. Si chiama Alessandro Canino e si presenta con “Brutta”, un pezzo Giuseppe Zucchetti e soprattutto da Beppe Dati, uno che conosce bene il significato della parola “hit” (“Cosa resterà degli anni ‘80” di Raf, “Disperato” di Marco Masini e “La Forza della Vita” di Paolo Vallesi, tra le canzoni che portano la sua firma proprio nel decennio in questione, ndr).

Alessandro Canino…oggi

Alessandro Canino sale sul palco visibilmente emozionato e dalle prime note, semplici ed orecchiabili, si intuisce che quella canzone non sarà dimenticata dopo una settimana. Il testo parla di una ragazzina di quindici anni (più tardi si scoprirà essere una compagna di scuola di Canino), tormentata da quelli che una volta erano i veri problemi degli adolescenti: gli occhiali spessi, l’acne, il fisico privo di forme accattivanti e la paura di non essere accettati dai coetanei. “Eri una bambina, la più stretta della scuola, eri un’acciughina….”: l’incipit sembra quello di una filastrocca da “Zecchino d’Oro” e anche il resto della canzone non raggiungerà mai passaggi memorabili ma, tanto basta per guadagnarsi una gloria che ancora oggi, dopo 28 anni, ci fa chiedere perché Canino sia scomparso troppo presto dai radar discografici. Ad esempio: i tormentoni “copia e incolla” delle ultime estati, vi sembrano migliori di “Brutta”? Quella canzoncina lanciata sul palco più importante dello spettacolo italiano, infatti, superò abbondantemente l’inverno fino a diventare tra le canzoni più gettonate dell’estate (c’erano ancora i jukebox con la monetina e non la playlist su Spotify…). Non a caso Alessandro Canino si porta a casa il Telegatto come “Rivelazione dell’Anno” e la canzone che segna il suo debutto nel mondo dei grandi, si piazzerà nella TOP50 dei singoli più venduti del 1992. Inutile sottolineare come il titolo tragga in inganno. “Brutta” è un’autentica dichiarazione d’amore “mascherata” a metà tra il peluche con il cuore e una scatola la “Baci”. Una festa di compleanno piena di paure ed insicurezze di una quindicenne, che si trasforma nella scoperta di un sentimento vero e senza pregiudizi. “Crescere è sempre una lotta, ma conta su di me…” è il finale che somiglia alla favola di una moderna Cenerentola che trova il suo principe azzurro. Alessandro Canino tornerà altre due volte a Sanremo nelle vesti di “Big” ma non riuscirà a bissare successi e consensi di “Brutta”, una canzone delle quale si sente la necessità più oggi che allora dove le moderne adolescenti, purtroppo, non hanno il “rimmel che si strucca” ma, per i loro quindici anni si fanno regalare il primo tagliando dal chirurgo estetico prima dell’immancabile selfie in posa “Vanity Fair”. 

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