VICENZA – I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale berico, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal G.I.P. presso il locale Tribunale, che ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di due persone e un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per l’importo di quasi € 11 milioni.
La misura cautelare personale è stata applicata nei confronti di P.L., 51enne di Montegalda, e di T.R.I., al momento a piede libero in quanto situata all’estero, entrambi operanti nel commercio di pneumatici on-line e al dettaglio. Il provvedimento di sequestro, invece, oltre che per questi ultimi, è stato eseguito anche nei confronti degli altri due indagati P.L.S., 26enne figlia di P.L. e C.S., 36enne di Monte di Malo.
L’operazione di polizia economico-finanziaria ha visto impiegati i finanzieri in una ricostruzione del flusso di movimenti finanziari, che ha disvelato un meccanismo mediante il quale gli indagati avrebbero sistematicamente evaso l’IVA con un giro di fatture false per un importo complessivo superiore a € 40 milioni dal 2014, servendosi di società cartiere,
appositamente costituite al solo fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto. Le società facenti capo a P.L., ideatore del meccanismo fraudolento, operavano sul mercato a prezzi altamente competitivi, falsando la libera concorrenza.
L’attività di polizia economico-finanziaria a carattere transnazionale trae origine dall’approfondimento da parte della Tenenza di Thiene delle cd. “segnalazioni di operazioni sospette” in cui erano state evidenziate anomalie circa la gestione di rapporti di conto corrente riferibili ad una società operante effettivamente nel vicentino con soggetti economici ubicati in Paesi dell’Unione europei.
In particolare, il sistema fraudolento veniva innescato grazie al regime transitorio in materia IVA per gli scambi comunitari, che prevede l’inversione dell’ordinario principio di territorialità dell’imposta, stabilendo che le operazioni intracomunitarie tra soggetti passivi d’imposta siano non imponibili a fini IVA nello Stato membro di origine dei beni e siano, invece,
assoggettate a tassazione nello Stato membro di destinazione. La frode seguiva lo schema secondo il quale una società comunitaria effettuava una fornitura di merci intracomunitaria, non imponibile IVA, ad una società fittizia in Italia.
La società fittizia (cartiera), per il particolare regime dell’IVA intracomunitaria, acquistava le merci senza pagare l’imposta, cedendole successivamente, con una fornitura nazionale soggetta a IVA, ad una terza società, che a sua volta rivendeva il prodotto al dettaglio. La società fittizia incassava così l’IVA sulle vendite fatte alla terza società italiana, ma non versava, come dovrebbe, tale IVA all’Erario, scomparendo successivamente (trasferendo la propria sede o rendendosi di fatto irreperibile), accumulando contestualmente oneri tributari che mai saranno assolti.
A sua volta, la terza società, destinataria reale delle merci, consapevole della frode, in sede di liquidazione detraeva l’IVA assolta sugli acquisti, generando una perdita di gettito per l’Erario e potendo garantire, per via della frode, prezzi al pubblico inferiori a quelli ordinari di mercato.
Mediante il collaudato meccanismo, per il quale, a vario titolo gli indagati sono stati iscritti per i reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8, D.Lgs. 74/2000) e dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (art. 2, D.Lgs. 74/2000), P.L. avrebbe emesso, principalmente con il supporto di T.R.I., fatture per operazioni
soggettivamente inesistenti per decine di milioni di euro. Essi, inoltre, sono indagati anche per i reati di omessa dichiarazione IVA (art. 5, D.Lgs. 74/2000) per gli anni dal 2012 al 2015 e per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11, D.Lgs. 74/2000) per aver trasferito fraudolentemente su conti correnti esteri, negli anni 2018 e 2019, la somma di € 6,6 milioni, pur consapevoli di debiti tributari già consolidati che ammontavano a quasi € 15 milioni.
L’operazione delle Fiamme Gialle, sviluppata nell’ambito della missione istituzionale della Guardia di Finanza a contrasto dell’evasione, dell’elusione e delle frodi fiscali, ha fatto leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria del Corpo ed è stata condotta trasversalmente sotto il profilo amministrativo, penale e valutario, giungendo all’applicazione delle misure personali e a quella reale del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, obbligatoria nel caso in cui il procedimento penale si concluda con la condanna degli indagati.

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