Un presidente D’Agostino sereno, combattivo ed ambizioso, ma anche deluso: questo è quanto è emerso dalla lunghissima chiacchierata con il patron rossoblù

Oltre un’ora di diretta Facebook per chiarire tanti aspetti e rispondere alle tantissime domande dei tifosi della Casertana. L’ultima dichiarazione ufficiale del presidente rossoblù Giuseppe D’Agostino era stata quella concernente il mancato pagamento degli stipendi entro il termine previsto del 16 marzo. “Era giusto e corretto comunicare il mancato pagamento degli stipendi a causa dell’improvvisa pandemia e delle ripercussioni che aveva avuto sulla mia azienda. Era giusto dare spiegazioni ai tifosi in quel momento. Poi ho preferito non parlare più perché in quelle che sono state settimane difficili per il nostro Paese e per rispetto delle tante vittime per questo maledetto Covid, mi sembrava stucchevole stare lì a parlare di calcio e di problemi ad esso legati. Oggi che stiamo tornando piano piano alla normalità ho ritenuto opportuno fare il punto e chiarire molti aspetti“.

GLI STIPENDI “Per tre anni e mezzo sono stato tra i presidenti a pagare in anticipo e non l’ho mai comunicato. Per questo ho ritenuto normale non fare clamore sul pagamento delle due mensilità sospese. A me non piacciono le chiacchiere, ma i fatti concreti. Pagare gli stipendi per me è un atto dovuto, nonché una cosa normalissima. Qualcuno ha provato ad insinuare che il ritardo non fosse dovuto alla pandemia, ma a chissà quale motivazione. Niente di più sbagliato. Lo Stato non ha ancora pagato la Cassa integrazione, figuriamoci come la mia azienda non possa andare in difficoltà come tantissime altre. Stiamo parlando di dieci giorni di ritardo nel pagamento di stipendi a calciatori che appena un mese prima avevano preso due stipendi. Ed è successa la fine del mondo. I miei dipendenti da quattro mesi non prendono la cassa integrazione e sono io ad anticipare loro quanto gli spetta. Mi è sembrata più una polemica inutile. Sono sempre stato chiaro. Fino a che ci sarò, non lascerò un euro di debito. Ho visto un accanimento ingiustificato. Per tre anni e mezzo siamo stati sempre puntuali, adesso per due settimane è stato fatto un caos inutile. In più a febbraio avevamo rispettato anche le rate relative ai debiti delle precedenti gestioni. Insomma non si poteva certo mettere in dubbio questa società”.

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DELUSIONE – “Non mi sarei mai aspetto quello che hanno fatto i calciatori. Dopo meno di una settimana dal ritardo dei pagamenti, mi hanno comunicato della lettera all’AIC. È stata una botta per me pari a quella del Coronavirus. E’ stato un momento in cui è subentrato lo sconforto. Ti rendi conto che tutto quello che hai fatto è inutile. Mi ha ferito. Per fortuna ci sono i tifosi. Sia chiaro, quello esercitato dai calciatori è un loro diritto. Ma il gesto mi è dispiaciuto. È sintomo di mancanza di fiducia. A questo punto mi aspetto che mi dicano di voler andare via. Almeno io così farei, qualora non avessi fiducia nel mio titolare. Nel rapporto con i calciatori non mi rimprovero nulla. Per loro è importante percepire lo stipendio. E si è sempre parlato solo di questo. Poi appena subentrano le prime difficoltà e le prime sconfitte si inizia a spostare l’attenzione su altro: il campo, le strutture, ecc.”

MESI DIFFICILI – “Nei momenti di difficoltà capisci chi ti è veramente vicino. Capisci quali sono le persone che ti stimano davvero. Prendi atto che quelli credevi amici, si sono rivelati niente. Se devo fare un elogio, questo è senza dubbio riservato unicamente ai tifosi. Non hanno messo in dubbio la mia persona neppure per un attimo. La Casertana siamo io e loro. Siamo gli unici che ci mettono soldi, gli altri ci guadagnano”.

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STADIO – “Stiamo lavorando sodo. Io e il mio socio siamo sempre in contatto, il Comune e il sindaco Marino stanno facendo tutto quello che il caso richiede. Il primo cittadino sta facendo la sua parte, bisogna ringraziarlo. Si sta andando avanti senza sosta. Sicuramente questa fase creerà un po’ di ritardo. Spero che con l’inizio del nuovo anno si possa iniziare a demolire qualche settore dello stadio. Sarebbe un segnale forte. Prima ancora potrebbero iniziare i lavori per il sintetico, per noi fondamentale. Senza stadio non c’è futuro. Sarà qualcosa di importante per l’intero territorio. Sarebbe come vincere dieci campionati di serie A o B. Segnerebbe la svolta e ci porterebbe sulla bocca di tutti. Quando hai uno stadio importante è inevitabile avere una squadra altamente competitiva. Si potrebbe iniziare a lottare sempre per vincere”.

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IL SOGNO – “Festeggiare la promozione in Serie B e vedere tutta la provincia in festa è il mio più grande sogno. Lavoriamo ogni giorno per questo e crediamo fortemente in questa possibilità”

LA SOCIETÀ – “Il futuro di un’azienda è avere una società forte, organizzata, che possa durare nel tempo. Si sta lavorando su questo. Questa deve essere una società con dei valori. Con gente che ha voglia di fare, crescere ed emergere. Programmare per avere un avvenire. Se portiamo avanti un progetto importante come lo stadio, dobbiamo presentarci con una struttura organizzata all’altezza e i conti in regola”.

RIPRENDERE IL CAMPIONATO? – “Dalla A alla C siamo tutti professionisti, questo è chiaro. Ma soltanto sulla carta. Per quanto riguarda i contributi e retribuzione, siamo la Serie C. Non prendiamo niente. Questo è un protocollo che può attuare la Serie A, forse una parte della B. Ma non certo le realtà che rappresentano il nostro campionato. Oltretutto responsabilizzare presidente e medico sociale in caso di un contagio, la ritengo una follia. Pronti a ripartire? Sì, per andare a casa. Con quali condizioni si scenderebbe in campo? Ripartiremo solo quando sarà finito tutto. Spero che quello del Consiglio Federale sia stata solo un auspicio, ma nulla di più. La speranza di ripartire che però deve fare i conti con la dura realtà”.

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RIFORME – “Adesso siamo tutti in difficoltà. Al momento si cerca di salvare il salvabile e quindi far ripartire la Serie A, al massimo la B. Successivamente si potrà iniziare a parlare di riforme. Serie B a due gironi o C semiprofessionistica? Non scherziamo, noi siamo la Casertana. E’ chiaro che se fosse questa la combinazione, la vedrei in B”.

DETERMINATO – “Non mi rimprovero niente. Sono sempre io. Quello che sono sempre stato. Sono per la pace e non per la guerra, per l’onestà e non per l’ingiustizia. Questa pandemia a me ha insegnato tanto. Ne vengo fuori più forte e determinato. Sarò molto più combattivo e presente. Chi pensava che andassi via deve rassegnarsi. Sono qui ed ho tanta voglia di continuare a portare avanti questo progetto, consapevole di rappresentare non soltanto una maglia, ma un popolo intero”.

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GINESTRA E VIOLANTE – “Per quanto riguarda il campo abbiamo fatto bene. Ci sono state partite eccellenti e risultati importanti. Violante ha fatto quello che poteva, considerando che è stato impegnato con me nella ricostruzione della società, sacrificando spesso il suo impegno sul campo. Ci sarà tempo per vederlo all’opera”.

UN NUOVO APPROCCIO – “Fino ad oggi sono stato un tifoso, da domani sarò un imprenditore. Lavorerò guardando al futuro, non per la singola partita o per un singolo momento di gioia. Ma per lasciare qualcosa. È come fare un campionato importante e poi non iscriversi. Bisogna ragionare da imprenditore. Programmare e costruire, senza farsi prendere da slanci dettati dal momento”.

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