(Vi.Lo.) – Se non è rivoluzione poco ci manca. Il 2019 musicale si chiude con stime di vendita non esaltanti e soprattutto con una clamorosa caduta degli Dei. I grandi nomi della nostra discografia fanno registrare perdite clamorose e crisi a tratti inarrestabili. Chiaro che le stime che determinano un successo sono totalmente cambiate, altro che la Hit Parade di Lelio Luttazzi. Oggi si fanno i conti con la musica liquida fatta di streaming, views, Spotify, Apple Music e tanti altri elementi ben lontani dall’acquisto fisico del prodotto. Un trionfatore sicuro e certificato dell’anno che ci ha appena lasciato c’è ed è inappuntabile: trattasi di Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, secondo classificato con valanghe di polemiche all’ultimo Festival di Sanremo e dominatore assoluto con il suo album “Colpa delle Favole” (senza dimenticare che il precedente lavoro, “Peter Pan”, ancora staziona nei quartieri alti delle vendite). Tre dischi di platino, decine di certificazioni per i singoli e la ciliegina sulla torta dei 60.000 spettatori nel concerto dello Stadio Olimpico. In un settore in piena crisi, Ultimo è l’equivalente di Checco Zalone al cinema: fa corsa a sé.

L’album “Playlist” del rapper Salmo è stato uno dei successi clamorosi del 2019

Vendite non proprio eccellenti per Mahmood, vincitore a sorpresa del Festival: la canzone “Soldi” è il brano italiano più ascoltato di sempre sulle piattaforme, ma solo al ventitreesimo posto nelle vendite. I rapper/trapper guardano tutti dall’alto come ci confermano gli straordinari risultati di vendita registrati da Salmo, Marracash e Coez. Conferme molto positive per Marco Mengoni e Tiziano Ferro con i rispettivi album che si sono fatti rispettare e non hanno deluso le attese. Chiude il 2019 in TOP TEN anche la colonna sonora del film Premio Oscar, Bohemian Rhapsody. Sul versante dei singoli, detto già di Mahmood e dell’onnipresente Ultimo (cinque brani piazzati nella TOP 20), il trionfatore del 2019 porta il nome di Fred De Palma con la superhit “Una volta ancora” (cinque dischi di platino). Risultati straordinari anche per “Calma” di Pedrò Capò, “Dove e Quando” di Benji e Fede, “Calipso” di Charlie Charles, “Jambo” di Giusy Ferreri con Tagaki e Ketra e “Per un Milione” dei Boomdabash. Con il mercato italiano dello streaming aumentato del 48% rispetto ad un anno fa, le dolenti note dei numeri riguardano tanti bomber della musica tricolore. Il pop italiano ha visto nomi come Nek, Francesco Renga, Gianna Nannini, Ligabue, Modà e Biagio Antonacci chiudere nettamente in negativo il bilancio dei nuovi album. Si va dalle appena seimila copie de “Il mio gioco preferito” di Nek, alle ottomila de “L’altra metà” di Renga. Supera appena le cinquantamila copie “Start” di Ligabue, caduta rovinosa per i Modà che non vanno oltre le 25.000 copie per “Testa o Croce” (nel 2015 superarono le 200mila con “Passione Maledetta”). Si salva il “Pop Heart” di Giorgia, il “Best Of” di Cesare Cremonini e “Zero il Folle” dell’eterno Renato Zero.

Il Jova Beach Party è stato un evento unico per la scena live italiana

Sicuramente buono il risultato dei “Diari Aperti” di Elisa (migliore esponente femminile dell’anno), stesso dicasi della collaborazione Mina/Fossati. Questa l’analisi del 2019 attraverso i numeri, ammesso che i numeri abbiano ancora un senso. Hanno sicuramente un senso quelli relativi ai concerti, dove non ci sono bluff. Il “Jova Beach Party” di Lorenzo Jovanotti è stato l’evento dell’anno con record di spettatori paganti per l’ultima data di Linate. Il recordman assoluto ed inarrivabile resta anche per il 2019 Vasco Rossi. Nel mondo del live, le vecchie glorie hanno saputo piazzare la zampata vincente.  

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