Duello tra il brasiliano Rodrygo e l’ecuadoriano Cifuentes EPA

Duello tra il brasiliano Rodrygo e l’ecuadoriano Cifuentes EPA

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La peggior generazione Under 20 dell’ultimo ventennio, si diceva solo due anni fa in Brasile dopo il flop al Sudamericano che causò la storica mancata qualificazione dell’Amarelinha al successivo mondiale di categoria. La stessa infelice etichetta è finita oggi sulle spalle di Rodrygo e compagnia, protagonisti di un flop forse ancor più grande dopo lo 0-0 rimediato nella notte contro l’Ecuador. Il pareggio a reti inviolate (il terzo dell’Amarelinha nel torneo) mette in evidenza numeri impietosi e soprattutto certifica l’addio della giovane Seleçao a quasi tutti gli obiettivi, con il serio rischio di mancare la qualificazione ai Mondiali di categoria per la seconda volta consecutiva, cosa mai accaduta prima.

NAUFRAGIO VERDEORO — Contro l’Ecuador serviva solo un successo per togliersi dal pantano dell’ultimo posto e alimentare i residui sogni di gloria. Invece, nonostante la presenza in campo di Rodrygo, i ragazzi di Carlos Amadeu hanno rimediato l’ennesima figuraccia che va al di là di un risultato purtroppo inutile. L’Amarelinha ha infatti raccolto fin troppo generoso per quanto mostrato a dispetto di un Ecuador che al contrario ha sfiorato il successo a più riprese. Mentre la Seleçao si perdeva in un possesso lento e incapace di creare occasioni, l’Ecuador è andato vicino al vantaggio con uno spunto di Campana, il goleador del torneo, stoppato dai riflessi di Phelipe. Il portiere brasiliano è stato decisivo in almeno altre due circostanze, senza contare due reti annullate all’Ecuador per fuorigioco e la traversa colta da Plata a dieci minuti dal termine. Per contro, la Seleçao si è vista in zona gol solo una volta con Rodrygo, che però ha sprecato da posizione più che favorevole.


FLOP — I numeri inchiodano la giovane Seleçao ben al di là della classifica, che la vede ultima con 2 punti, distante due lunghezze dal 4° posto che assegna l’ultimo biglietto per i prossimi Mondiali di categoria, ovvero l’obiettivo principale alla vigilia del torneo per cancellare l’onta di due anni fa. Sulla carta avrebbe dovuto essere una passeggiata garantita dal talento di gente come Rodrygo, Lincoln, Bahia, Torò, Emerson. Invece il Brasile si ritrova con la miseria di 5 reti segnate in 8 partite e il peggior attacco dell’esagonale finale, dove non è ancora riuscita a vincere. Ha detto matematicamente addio al titolo e alla possibilità di qualificarsi ai prossimi Giochi Panamericani. Per andare ai Mondiali invece servirà l’impresa (battere l’Argentina domenica nell’ultima giornata) sperando nelle contemporanee sconfitte di Colombia e Venezuela. In realtà, classifica alla mano, la differenza reti potrebbe condannare il Brasile all’eliminazione anche in caso di successo contro l’Argentina.

HARAKIRI VINOTINTO — Speranze ridotte quindi al lumicino per il Brasile. Ne conserva decisamente qualcuna in più il Venezuela, che però si è complicata tremendamente la vita cedendo alla Colombia per 2-0, con le firme di Reyes e Angulo. I ragazzi di Dudamel, autentica rivelazione fino al tonfo della precedente giornata con l’Argentina (3-0), hanno improvvisamente spento la luce, complice anche qualche amnesia difensiva pagata a caro prezzo. Positivo come al solito il talentino Sosa, che ci ha provato in tre circostanze seppur con scarsi risultati, male invece il gioiello Jan Hurtado, che ha chiuso una prestazione incolore con l’espulsione al 37’ della ripresa. A conti fatti, la Colombia ha saputo costruire il doppio delle occasioni da rete, ritrovando per una sera quell’efficacia offensiva mancata finora. Con Argentina (9) Uruguay (7) ed Ecuador (7) a giocarsi il titolo, l’ultima giornata assegnerà anche i restanti 2 pass per i Panamericani e i 3 per i Mondiali (l’Albiceleste è al momento l’unica sicura qualificata).

 Adriano Seu 

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Fonte: Gazzetta.it