Luka Doncic e Steph Curry. Ap

Luka Doncic e Steph Curry. Ap

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Luka Doncic “è già adesso un All Star”, come sottolinea Steve Kerr alla vigilia. Steph Curry, meno votato del 19enne sloveno dai tifosi nella corsa alla partita delle stelle, però è un due volte mvp. E la differenza si vede. Steph segna 48 punti, compresi gli ultimi 7 del match, per trascinare Golden State al 119-114 che vale la vittoria a Dallas, la quarta di fila per i bicampioni in carica. Curry è l’uomo a cui aggrapparsi nei momenti complicati, capace con le sue 11 triple (bel modo di proseguire la corsa a Reggie Miller e Ray Allen, gli unici che hanno segnato più di lui dall’arco in carriera, dopo essersi preso da Jason Terry il terzo posto all-time) di tirare sempre fuori i campioni dai guai. Perché Dallas, col suo fenomeno sloveno bene in evidenza, non solo resta sempre in partita, ma nell’ultimo quarto prova anche a fare uno scherzetto, costruendosi un prezioso vantaggio di 5 punti a 3’48” dalla fine che solo la classe infinita di Curry riesce a cancellare.

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IL PARZIALE DECISIVO – Dallas si era presa un meritato 113-108 grazie ad una partita di sostanza, con Doncic (26 punti e 5 assist) faro da seguire e una squadra attorno a lui pronta a farlo. A cominciare da Harrison Barnes (22 punti di cui 17 nella ripresa), DeAndre Jordan (13 punti e 14 rimbalzi e una presenza sotto canestro difficile da contenere per i Warriors) e Jalen Brunson, che con 12 punti dalla panchina non stecca la prima da vice JJ Barea (stagione finita per la rottura, a 34 anni, del tendine d’Achille destro). Solo che sul più bello, i Mavs si inceppano. Golden State alza i giri in difesa e negli ultimi 3’48” i padroni di casa segnano solo una volta dalla lunetta, sbagliando gli ultimi 8 tentativi nonostante Doncic provi più volte a confermare di essere il mago dei parziali punto a punto. Curry invece nel finale mette la ciliegina sulla torta dell’ennesima partita da fenomeno di una stagione quasi ai livelli del magico 2015-16, l’anno dell’mvp all’unanimità: il canestro del 114 pari a 1’39” dalla fine è da applausi, la tripla del definitivo sorpasso, 117-114 con 42” sul cronometro, il pezzo forte del repertorio di casa Steph.


LE CHIAVI – Golden State (29 vinte e 14 perse in stagione) continua con la quarta vittoria esterna di fila la marcia di avvicinamento al vero inizio della sua stagione: il debutto di DeMarcus Cousins, previsto per venerdì a Los Angeles contro i Clippers. Curry si conferma il Warrior più in forma con la sua seconda miglior prestazione stagione, Kevin Durant ci ha aggiunto la solita partita completa (28 punti, 7 rimbalzi e 5 assist) che solo la vicinanza di Steph mette in ombra. Il resto dei fenomeni di Kerr però non ha brillato: Klay Thompson ha faticato troppo al tiro (7/20, 16 punti) e in difesa si è appiccicato a Doncic senza però riuscire a limitarlo; Draymond Green (4 punti, 6 rimbalzi e 7 assist) ha alzato i giri solo nel finale. Dallas (20-23), pur sconfitta, si conferma squadra interessante bisognosa di trovare continuità fuori casa (4-18, solo i Cavs fanno peggio) per essere da playoff, il palcoscenico che meriterebbe il talento sconfinato di Doncic. Lo sloveno è già adesso, alla 43ª partita Nba, il leader che i compagni seguono, a cui affidano la palla quando serve la giocata giusta. Ha un difetto: fatica un po’ ai liberi (5/8). Ma non ha ancora compiuto 20 anni: il tempo per migliorare, e per colmare il gap che passa tra un “All Star già adesso” e un due volte mvp, non gli manca.

Dallas: Doncic 26 (3/8 da due, 5/10 da tre, 5/8 tiri liberi), Barnes 22, Jordan 13. Rimbalzi: Jordan 14. Assist: Doncic 5, Matthews 5.

Golden State: Curry 48 (6/13, 11/19, 3/3 tl), Durant 28, Thompson 16. Rimbalzi: Durant 7, Iguodala 7. Assist: Green 7.

 Davide Chinellato  

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Fonte: Gazzetta.it