Giannis Antetokounmpo, 24, protegge un rimbalzo contro Tucker. Ap

Giannis Antetokounmpo, 24, protegge un rimbalzo contro Tucker. Ap

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Uno fa 42 punti, l’altro produce la seconda partita in carriera con almeno 20 punti e 20 rimbalzi e vince, trascinando i suoi Bucks all’11° successo nelle ultime 13 partite. Il duello tra aspiranti mvp James Harden e Giannis Antetokounmpo, sfida nella sfida di Houston-Milwaukee, non ha deluso, confermando il Barba e The Greek Freak battistrada nell’incerta corsa al premio individuale più ambito. “Come faremo a rimontare? Abbiamo James Harden, abbiamo una chance” ha detto Mike D’Antoni in tv tra terzo e quarto periodo. Aveva ragione, perché i Rockets hanno avuto una possibilità di battere la migliore dell’Est dopo aver sistemato lunedì la migliore dell’Ovest (Denver) grazie allo show del loro mvp, per la 12ª volta in stagione sopra quota 40 punti. Il Barba però è stato tutt’altro che perfetto (anche 9 palle perse): dopo aver riportato i Rockets da -15 (98-83 Bucks a inizio quarto periodo) a -3 (109-106) con 2’37” da giocare, non ha completato la rimonta sbagliando 4 triple consecutive. E nel momento caldo Giannis ha messo la ciliegina sulla torta ad una prestazione di strapotere fisico da 27 punti e 21 rimbalzi (il suo massimo di sempre): prima ha allungato dalla lunetta, poi con un tap-in di forza ha messo in ghiaccio la partita col 112-106 a 39” dalla fine.

LA PARTITA — Non ci sono solo i due candidati mvp nel meglio di Rockets-Bucks. Vince Milwaukee (29-11) perché Giannis ha trovato collaborazione soprattutto in Malcolm Brogdon, spina nel fianco da 24 punti della difesa di casa. Le sue incursioni al ferro, oltre allo strapotere fisico di Antetokounmpo, sono la ragione per cui gli ospiti hanno dominato 70-24 in area, compensando all’8/27 da tre di quella che, dopo Houston, è la squadra che produce più triple a partita in Nba. I Bucks mandano 6 giocatori in doppia cifra, con una preziosa panchina da 33 punti e una squadra che, grazie al sistema di coach Budenholzer, sembra sapere sempre cosa fare. I Rockets (23-17) si accartocciano per un clamoroso blackout a cavallo di terzo e quarto periodo, quando Milwaukee ha infilato un maxi parziale di 25-2 con Harden e compagni a digiuno di tiri a bersaglio per 6’42”. L’mvp ha fatto male ai Bucks ma non è riuscito a coinvolgere i compagni, con Clint Capela in doppia doppia (18 punti e 13 rimbalzi) ma insolitamente impreciso (4/16 dal campo) e l’attacco tenuto al 38,6% dal campo. Troppo poco, nonostante la furiosa rimonta finale, per pensare di battere la miglior squadra della Eastern Conference. E il suo fenomeno col corpo scolpito come quello di un Dio dell’antica Grecia, ormai entrato definitivamente nell’Olimpo del basket.


Houston: Harden 42 (7/14 da due, 6/16 da tre, 10/11 tiri liberi), Capela 18, Green 16. Rimbalzi: Capela 13. Assist: Tucker 7.

Milwaukee: Antetokounmpo 27 (8/15, 0/1, 11/14 tl), Brogdon 24, Middleton 15. Rimbalzi: Antetokounmpo 21. Assist: Antetokounmpo 5, Bledsoe 5.

Memphis-San Antonio 96-86 — Dopo cinque successi consecutivi arriva la battuta d’arresto per gli Spurs. La squadra texana stecca a Memphis e produce una delle sua peggiori prestazioni a livello offensivo della stagione, i Grizzlies si affidano a un Marc Gasol versione All Star e dopo sei sconfitte di fila tornano così al successo. Dopo un bruttissimo primo tempo San Antonio prova a rimettersi in carreggiata nel terzo quarto e con la produzione di Marco Belinelli torna in scia all’inizio del quarto periodo, Marc Gasol però cambia marcia e gli Spurs, traditi da un deludente DeRozan (4/15 al tiro con quattro turnover) non trovano più risposte alla fisicità dello spagnolo. Beli alla fine chiude con 14 punti in 29’. San Antonio fa decisamente fatica in attacco fin dalla palla a due, ai Grizzlies così bastano i punti della coppia Gasol-Conley e qualche accelerazione del rookie Jaren Jackson Jr. per prendere il controllo delle operazione. L’ingresso di Mills aiuta ma all’inizio del secondo quarto sale in cattedra Mack, gli Spurs continuano a litigare con il canestro e i padroni di casa così piazzano l’accelerata. Il match resta decisamente soporifero, condito da troppi errori da parte delle due squadre, Memphis comunque scappa al +11 e tiene a distanza la compagine texana arrivando al riposo avanti 42-31 al termine di un primo tempo che sicuramente non verrà ricordato per la sua spettacolarità. Basti pensare che i Grizzlies nei primi due quarti tirano con un brutto 35% (contro il 28% degli Spurs) ma riescono comunque a chiudere il primo tempo con 11 lunghezze di vantaggio. Le cose migliorano decisamente nella terza frazione. Marc Gasol continua a fare male alla difesa degli Spurs, in attacco però San Antonio inizia finalmente a dare segni di vita. Coach Popovich perde Bertans il quale incassa il suo secondo tecnico della gara (per proteste) e va sotto la doccia, Mills e Aldridge però provano a riportare in scia la squadra ospite. I punti dalla panchina di un ottimo Green sono una manna per Memphis ma all’inizio dell’ultimo quarto un super Belinelli avvicina San Antonio. I nove punti dell’azzurro (due triple delle sue in equilibrio precario e un canestro dal perimetro) in meno di tre minuti in apertura di quarta frazione riportano gli Spurs al -4, Memphis però risponde con personalità e piazza un parziale di 12-2, chiuso dalla tripla di Marc Gasol a 5’23’’ dalla sirena, che la spinge a un confortevole +14. Il resto e’ accademia e i Grizzlies così ritrovano il successo dopo sei sconfitte consecutive.

Memphis: Gasol 26 (6/11, 3/5, 5/7 tl), Conley 15, Jackson Jr. 12, Green 12. Rimbalzi: Gasol 14. Assist: Mack 7.

San Antonio: BELINELLI 14 (2/5, 3/6, 1/2 tl), 3 rimbalzi, 1 assist in 29’04’’. Forbes 14 (2/6, 3/8, 1/1 tl), Mills 13, Aldridge 13. Rimbalzi: Gasol 12. Assist: DeRozan 4.

Fonte: Gazzetta.it