Walter Samuel. Lapresse

Walter Samuel. Lapresse

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Walter Samuel parlava pochissimo perché faceva sempre parlare il campo per lui, è stato chiamato Il Muto e Il Muro. La sfida di domenica fra le sue due squadre italiane, con cui ha vinto tutto quello che Roma e Inter hanno conquistato negli anni Duemila, è una “scusa” per poter raccontare questa sfida e raccontarsi.

“Il Muro” le piaceva come soprannome?


“Esagerato, com’ero io a inizio carriera quando prendevo gol: uscivo dalla partita. Però l’odio per la palla nella tua porta esiste, chieda a Burdisso, a Materazzi, a Cordoba: diventiamo matti ancora oggi, se succede”.

Si difende ancora abbastanza nel calcio di oggi?

“Si difende in modo diverso. Spalletti, Sarri, Giampaolo: in area solo zona, si guarda prima la palla. Io avevo bisogno di toccare l’uomo, ma a Coverciano insegnano l’apertura ad ogni soluzione: quella dipende anche dagli uomini che hai”.

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Si rivede più in Manolas o in Skriniar?

“Manolas è più forte uno contro uno. Direi Skriniar: colpo di testa, lancio preciso. Forse non è la cosa che si ricorda, ma ce l’avevo anch’io”.

Da ex difensore: peggio marcare Dzeko oppure Icardi?

“Tutti e due sanno nascondersi dietro il difensore sul lato opposto alla palla: era la cosa che soffrivo di più. Però diversi: Icardi vivrebbe dentro l’area, Dzeko esce molto di più, gli piace tenere la palla”.

Cosa ricorda di Totti?

“Quello che mi disse Batistuta quando arrivai. “Vedrai, vinciamo lo scudetto: quello ti mette la palla dove vuole anche se è di schiena”. Aveva ragione: impressionante”.

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L’INTERVISTA INTEGRALE DI ANDREA ELEFANTE A WALTER SAMUEL SULLA GAZZETTA DI OGGI

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Fonte: Gazzetta.it