Leonardo Pieraccioni, 53 anni. ANSA

Leonardo Pieraccioni, 53 anni. ANSA

‘); }

Leonardo Pieraccioni ha fatto tredici ma non si tratta di scommesse in questo caso. Con “Se son rose”, da ieri (giovedì 29 Novembre) nelle sale cinematografiche, lo showman toscano ha confezionato la sua tredicesima pellicola. Dagli esordi con “I Laureati” passando per “Il Ciclone”, “Fuochi d’artificio”, “Il paradiso all’improvviso” e “Un fantastico via vai”: un successo dopo l’altro. E come nel mondo del calcio “la partita seguente è sempre quella decisiva”, così anche in campo cinematografico, la nuova uscita è quella più importante: “Ho deciso di raccontare la verità, la quotidianità. Più che sulle diatribe tra moglie e marito, in questo caso il focus andrà sul rapporto tra genitori e figli”.

Il rapporto tra regista e attore è un po’ come quello tra allenatore e giocatore.Si metterebbe nei panni di Pioli?


“Dalla sua domanda intuisco che Pioli è il tecnico della Fiorentina (afferma sorridendo). Quindi dico che Stefano mi ispira fiducia. Perciò gli lascio la sua panchina e mi tengo la sedia da regista”.

Contro il Bologna, domenica scorsa, ha giocato Ceccherini al centro della difesa. Ma non era il suo amico Massimo.

“E la Fiorentina non ha preso gol. Il suggerimento al mio caro amico Pioli è di continuare a farlo giocare”.

È la settimana di Fiorentina-Juventus. Sensazioni?

“A Firenze si può scherzare sui santi ma non su questa partita. Voglio essere fiducioso. Mi piacerebbe vedere CR7 dal vivo. Pensi che a casa ho una R5. Sarei curioso di scoprire se CR7 è più scattante della mia R5”.

Questa Juventus è battibile?

“Se realizzassi un film con Zalone, Benigni, Verdone , Aldo Giovanni e Giacomo, vincerei il biglietto d’oro senza problemi. Così è per i bianconeri. Ma io credo nei miracoli”.

Chi è il più tifoso tra lei, Carlo Conti e Panariello?

“Sicuramente Carlo: è dipendente dalla Fiorentina. Giorgio invece sostiene il Milan ma non ho mai capito perché”.

Li ha definiti due fuoriclasse dello spettacolo: chi sono i fuoriclasse di questa Fiorentina e del suo film?

“Per ‘Se son rose…’, senza dubbio la mia figliola: non ha mai dovuto ripetere una scena. È sempre stata ‘buona la prima’. Di calcio non me ne intendo. Tuttavia ho capito una cosa: non bisogna vendere Chiesa”.

Giovanni Simeone sta faticando a trovare la via del gol. Avrebbe un suggerimento per il mercato di gennaio?

“A Pjaca e Chiesa affiancherei Palacio per un tridente… urbano”.

C’è qualche calciatore che ha una faccia da cinema?

“Mister Gattuso sarebbe perfetto sia per un ruolo in stile ‘boss di Gomorra’ che per come attore comico. Parlando più in generale, i giocatori di quest’epoca sono tutti belli. Sembrano Gabriel Garko con i pantaloncini”.

Il suo rapporto con il pallone?

“Da bimbo giocavo nella Nova Sanger di Firenze. In realtà ero perennemente in panchina. E pensare che l’allenatore era mio zio che un occhio di riguardo avrebbe dovuto averlo per me. Invece non ho mai visto il campo…”.

Con lo sport in generale?

“Mi piace il tennis. Adoravo Bjorn Borg. Epiche le sue sfide con McEnroe. Ho rivisto recentemente il film e mi sono emozionato”.

E con i tifosi?

“Li invidio perché riempiono le giornate di passione calcistica. Per non parlare del fantacalcio: non l’ho ancora capito ma deve essere una cosa importante come lo spread e il patto di stabilità, tanto se ne parla” Concludendo, Se sono rose fioriranno… e se son gigli?

“Vinceranno…magari sabato”.

 Pietro Razzini 

© riproduzione riservata

Fonte: Gazzetta.it