Lo zio Gerry, con quel fare pacioso, fa fatica a tirare fuori gli artigli. È quello da cui accetti di sapere di aver perso un milione di euro senza avere l’istinto di strangolarlo. O quello che si affeziona ai personaggi assurdi di “Tú sí que vales” al punto da creare una scuderia di freak alternativa alla competizione tra talenti veri. Eppure anche lui è un diavolo. Perché è milanista fino al midollo, Gerry Scotti. Uno che ricorda partite e marcatori, uno a cui resta nel cuore chiunque abbia vestito la maglia rossonera. Ma è anche quel tipo di calciofilo che a 62 anni guarda con un po’ di nostalgia al passato e fa molta fatica a riconoscersi nel tifo di oggi.

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Gerry Scotti, 62 anni, è un tifoso rossonero.

Gerry Scotti, 62 anni, è un tifoso rossonero.

Quanto conta il Milan nella sua vita?

“Non sono un malato di calcio né lo sono mai stato, ma il Milan resta una grossa, importante, parte della mia vita. L’essere milanista mi ricorda il mio papà, il quartiere di Corvetto in cui sono cresciuto a Milano e quello di viale Zara, sempre alla periferia operaia della città, le mie prime esperienze con lui allo stadio, l’emozione di prendere l’autobus o il tram con il cuscinetto rossonero sotto il braccio e poi andare a piedi, con un senso di confortante ritualità, fino a San Siro. In pratica il Milan mi fa ricordare anche, citando Renato Zero, i migliori anni della nostra vita, quando eravamo più giovani, più freschi, più illusi, più sognatori”.

Da allora ha vissuto gioie e dolori.


“È chiaro che se tutta la vita resti legato alla stessa squadra, vivrai momenti di gloria e altri di profonde delusioni: io ad esempio ho avuto il potere economico di farmi il primo abbonamento l’anno in cui il Milan era finito in Serie B. Per fortuna poi sono venuti gli anni in cui era quasi impossibile non essere rossoneri, gli anni a cui a detta di tutti eravamo la squadra più grande del mondo, un po’ come il Barcellona di quest’ultimo decennio. Per cui, al di là della passione inculcata da mio papà, al di là delle esperienze da ragazzino, penso che a rafforzare, parecchio, il mio essere milanista siano state le enormi soddisfazioni di cui abbiamo goduto in quegli anni, con Sacchi e tutta quella serie di indimenticabili campioni”.


Gerry Scotti il mago dei quiz.

Gerry Scotti il mago dei quiz.

E adesso che fase sta vivendo? “Superato il periodo per me dichiaratamente di transizione del Milan cinese, adesso stiamo ricominciando a fare sul serio. Mi piace la nuova dirigenza, mi piace lo spirito che ha, anche se purtroppo si è manifestata a campagna acquisti praticamente chiusa, mentre sulla squadra pendeva questa spada di Damocle dell’Europa sì o no. Insomma, non è nata nel momento migliore, ma adesso vedo solo dichiarazioni e scelte di persone serie. Come sapete però, soprattutto nello sport, la sfortuna ci vede molto bene e insieme a questa ritrovata vitalità societaria, c’è un’infermeria strapiena. A gennaio dovranno per forza intervenire”.

In che modo?


“Servono un paio di buoni acquisti. Ho letto le dichiarazioni del presidente Scaroni. Sono d’accordo con lui quando dice che il Milan è da Champions perché è quello il posto che merita, ma per riuscirci occorre salire ancora qualche gradino”.

Chi vorrebbe acquistare?


“La cessione per cui ho sofferto in assoluto di più è quella di Ibrahimovic, è il giocatore che più ho ammirato, persino quando vestiva altre maglie, tra cui un paio veramente bruttine… Fatemelo rivedere a San Siro che io godo, pensa che piacere ammirarlo in campo, fosse pure per una sola stagione! Ovviamente il ritorno di Ibra da solo non basterebbe a cambiare le sorti del Milan. Ma se recuperiamo almeno la metà gli infortunati, a partire da Conti e Caldara, e a un paio di giocatori buoni aggiungiamo l’acquisto di un ciliegione come Ibrahimovic, siamo da zona Champions, al pari di Inter, Napoli e, se rimette la testa a posto, della Roma, che è l’italiana a cui sono più legato dopo la mia squadra del cuore”.

Gerry Scotti.

Gerry Scotti.

La Juventus resta troppo lontana?

“Siamo seri… Non è un caso che non l’abbia nominata. Inter e Napoli, che io metto oggi allo stesso livello, restano comunque sotto, poi come dicevo c’è anche la Roma, se smette di andare a corrente alternata, la Lazio, il Milan e un’outsider che in genere cambia ogni anno. Pensavo potesse essere l’Atalanta, ma manca di costanza per dar fastidio ai piani alti”.

Sembra essere un tifoso equilibrato.


“Lo sono, vi dico solo che ogni tanto mi fermo a guardare la Juve e mi piace…”.

Ci ha convinto. Dicevamo, da tifoso equilibrato non le sembra che oggi si tenda più a un tifo contro rispetto a quello per la propria squadra?


“Ahimè sì… Ormai quello che si accende è solo il tifo becero, gli odiatori, quelli che ululano e insultano allo stadio. Per ritrovare un bel tifo di gente sportiva che se ne intende devo tornare al bar di mio papà, quando sentivo le discussioni tra milanisti e interisti. Oggi è difficile, ai giovani o non frega niente o sono scalmanati. Eppure il poter apprezzare la forza e la validità dell’avversario ti può dare la misura della forza della tua squadra”.
Lei è il nuovo re del quiz e da giovedì la rivedremo nelle quattro puntate speciali su Canale 5 del ventennale di “Chi vuol essere Milionario”. Quale giocatore secondo lei non sfigurerebbe in trasmissione?

“Al netto della domanda di sport che c’è sempre, sono tanti i ragazzi che per me farebbero la loro figura. Vedo tutta una nuova generazione di calciatori che non sono quelli di quand’ero ragazzo io, sono decisamente più acculturati e più parlanti. Dovendo fare un nome dico Chiellini, uno che stimo davvero anche se non è della mia squadra. Mi piacerebbe invitarlo. Anni fa feci una puntata speciale e avevo messo insieme Bibì e Bibò, ovvero Gattuso e Vieri… Mamma mia, sembrava di essere a Oggi le comiche! Ce ne sono ancora, ma molti meno. Sarebbe difficile trovare i bei gonzi di una volta…”.

Gerry Scotti.

Gerry Scotti.

Quindi oltre ai tifosi sono cambiati anche i giocatori.

“Decisamente, le due grandi trasformazioni a cui ho assistito nel mondo dello sport riguardano proprio calciatori e ciclisti. Adesso parlano quattro lingue, non sbagliano un verbo. Non c’è più il campione che vince la tappa e dice “Ciao mamma”, che a me piaceva, dava una visione romantica a uno sport faticosissimo. Devo ammettere che quei tipi brutti, sporchi e cattivi un po’ mi mancano”.

Lunedì scorso è tornato “The Wall”, mentre il sabato sera, sempre su Canale 5, continua “Tú sí que vales” dove è chiamato a giudicare il talento. C’è un calciatore che per il suo valore meriterebbe quel palcoscenico?


“Se l’obiettivo è far ridere porterei Cassano e Totti, se parliamo di veri talenti calcistici, magari da scoprire, dico Tonali del Brescia, che davvero mi ricorda tanto Pirlo, e il mio Cutrone”.

Lei che li conosce bene, che cosa pensa del Monza di Berlusconi e Galliani?


“È un bel giocattolo e pare gli faccia bene come la vasca di Cocoon. Io li vedo loro due che si accendono in tribuna come una volta, ne avevano bisogno, gli mancava troppo. Il Milan era diventato un giocattolo costosissimo e pericoloso anche per il Cavaliere, che forse era rimasto l’unico in tutta la famiglia a tenerci davvero. Alla fine resistono solo gli Agnelli che, ahimè, sono gli ultimi dei romantici”.

Al di là della passione per il calcio, segue altri sport?


“Il ciclismo, ne sono innamorato. Al terzo posto metterei le moto, dal motomondiale alla Superbike, poi la Formula 1, ma ultimamente mi tediano un po’, forse perché vincono gli altri. Se poi devo dirvi uno sport che davvero guarderei tutti i giorni, oltre al calcio, dico atletica leggera. Quando ci sono Mondiali, Europei, Olimpiadi, Golden Gala, non mi perdo un attimo di nessuna specialità. Guardo tutti con un’ammirazione infinita, perché dietro alla prestazione di ciascuno di quei ragazzi ci sono anni di sacrifici che si riducono a una prova magari di pochi secondi. Per me è ancora oggi lo spettacolo più bello del mondo”.

Gerry Scotti.

Gerry Scotti.

Lei è per tutti un buono, c’è qualcosa che la fa indiavolare?

“Detesto gli odiatori e ce ne sono tanti in tutti i settori, a partire dal web ovviamente. Quei leoni da tastiera che nascosti dietro pseudonimi passano la giornata a parlare male degli altri io proprio non li reggo. In questo momento sono un male inestirpabile. E poi mi indiavolo se non ho la pizza. Anche se sono lombardo a quella non resisto, se ne vedo transitare una fetta la devo mangiare, anche in piena notte, anche se è fredda di frigo”.
E il suo rapporto con lo sport praticato?

“Finché legamenti e cartilagini me l’hanno permesso, non rinunciavo alla partita di pallone con gli amici, che è la cosa che mi manca di più oggi. Ero un bel centravanti, giocavo sempre sul filo del fuorigioco, e alla fine riuscivo a non stancarmi mai troppo… Oggi vado in bicicletta, nuoto molto, sono meno sedentario di quanto non pensiate! Un giorno sì e uno no faccio anche ginnastica leggera, con pesini ed elastici, per poter poi resistere sette ore in piedi quando registro i miei programmi. Ma quello non lo considero sport, è più salute. La gioia vera era massacrarsi nei campetti milanesi e finire tutti sporchi di fango con le caviglie gonfie”.

 Elisabetta Esposito 

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Fonte: Gazzetta.it